Lettera aperta all’Amministrazione comunale e alle cittadine e ai cittadini di Marano di Napoli

Carissimi,

si presenta davanti a noi, cittadini di Marano, ancora una volta, la questione dell’acqua.

Come ci ricorda il documento Aqua fons vitae del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale al numero 20, “Secondo il magistero della Chiesa Cattolica, l’acqua è un bene comune la cui adeguata gestione concorre alla realizzazione del bene comune dell’intera famiglia umana. È proprio vero che aqua fons vitae, «l’acqua è fonte di vita»: la sopravvivenza e la salute degli esseri umani dipendono direttamente dall’acqua, così come la produzione di cibo, di energia e di molti beni di consumo. La biodiversità della Terra, il funzionamento dei vari biomi e dell’atmosfera, i cicli dell’acqua e del clima ci ricordano quanto sia versatile e fondamentale questa preziosa creatura di Dio. Quando gli astronomi osservano lo spazio per individuare e studiare altri pianeti, spesso constatano che non vi è traccia apparente di acqua, elemento indispensabile per la vita come la conosciamo sulla Terra: non tutti i pianeti dispongono di questo dono prezioso, culla della vita. A maggior ragione, dunque, dovremmo essere maggiormente consapevoli della sua complessa rilevanza”.

Lo stesso documento, che si radica nel magistero papale e si ispira alle riflessioni e alle esperienze di membri delle Chiese nazionali e particolari nei secoli (n. 5), dedica un paragrafo alle precisazioni in merito alla cosiddetta privatizzazione dell’acqua. Nello specifico, viene segnalato quanto segue: “La Laudato si’ ci mette in guardia da alcune teorie economiche e dall’atteggiamento di alcuni protagonisti (aziende, investitori, politici) che potrebbero considerare o gestire l’acqua come una semplice merce da possedere, accaparrare e controllare, consumare e scambiare de facto, negando che essa sia essenziale per la vita, destinata all’intera umanità. «Le acque vengono considerate dalle imprese una merce negoziabile, oltre a essere diventate un bene disputato dalle grandi potenze»[1]. Questa “tendenza a privatizzare” l’acqua si manifesta se e quando:

  • vengono ignorati i diritti umani, la dignità umana e lo sviluppo integrale delle società;
  • viene data priorità al profitto di un piccolo gruppo a discapito del bene comune della società e dell’interesse pubblico;
  • viene trascurata la sostenibilità ambientale; il controllo pubblico è assente o inadeguato;
  • c’è mancanza di trasparenza, nessuno è tenuto ad assumersi le proprie responsabilità, e non viene garantito l’accesso alla giustizia;
  • le fasce più povere e disagiate sono escluse dall’accesso all’acqua (anche in termini di minimo vitale legato alla dignità e alla sopravvivenza umana) poiché non sono in grado di pagare una tariffa o vengono discriminate e minacciate da chi controlla l’acqua;
  • non vengono effettuati investimenti nel settore idrico in alcune zone (es. aree rurali remote) e per operazioni (es. manutenzione) ritenute non redditizie.

Il documento rileva ancora al numero 32 che “Le operazioni idriche che coinvolgono una varietà di attori e processi certamente hanno un costo e l’acqua ha un valore economico – come già indicato. La Santa Sede non ha affermato che le aziende private (grandi o piccole) non debbano svolgere alcun ruolo nel settore idrico[2]. Esistono varie partnership private-pubbliche, ma «la partecipazione del settore privato non solleva i governi dalla propria responsabilità»[3] in tale ambito, inclusa la prevenzione di abusi causati da posizioni di monopolio. Le autorità pubbliche devono invece garantire sempre attraverso legislazioni e monitoraggi adeguati che le società private seguano pratiche virtuose e trasparenti e che l’acqua mantenga la sua destinazione universale in conformità con le esigenze del bene comune e nel perseguimento dell’“interesse pubblico” come raccomandato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dal gruppo di Giudici riunitisi durante l’8° Forum Mondiale sull’Acqua a Brasilia[4]. Va osservato come segno di speranza che l’Agenda 2030 riafferma «il diritto umano all’acqua potabile e ai servizi igienici»[5]. Ciò detto, l’OSS 6.1 non parla di “diritto” legale bensì di «accesso universale ed equo all’acqua potabile a un costo abbordabile», sebbene il termine “diritto” sia utilizzato in altre parti degli OSS[6]. Ciò nonostante, la Santa Sede interpreta l’Obiettivo 6 come inclusivo del diritto all’acqua.[7]

 A partire da queste considerazioni che ci offre la madre Chiesa, noi sacerdoti di Marano auspichiamo e chiediamo:

-          all’Amministrazione comunale un’azione più trasparente verso la cittadinanza in merito alle decisioni assunte negli ultimi tempi sulla questione in essere, tesa ad illustrare nella globalità il problema dell’acqua che attanaglia la nostra città da anni e le scelte prese;

-          ai cittadini e alle cittadine la responsabilità civica di entrare nel vivo delle questioni senza pregiudizi di alcun tipo, ma solo per amore della verità e per la realizzazione del bene comune.

 Già da ora preghiamo e incoraggiamo quanti si impegneranno con questo spirito a servizio di una questione importante per lo sviluppo della nostra città e la pacifica convivenza tra di noi.

 Marano, 13 aprile 2021.                                                                  

                                                                                                                                I sacerdoti di Marano

[1] Quinta Conferenza Generale dell’Episcopato Latino-Americano e dei Caraibi, Documento Conclusivo, Aparecida 29 giugno 2007, n. 84, (traduzione a cura del quindicinale Il Regno documenti, n. 15, 2007, p. 517)

[2] Cf. Acqua, un elemento essenziale per la vita, Contributo della Santa Sede al 3° Forum Mondiale dell’Acqua svoltosi a Kyoto nel marzo 2003; Acqua, un elemento essenziale per la vita. Impostare soluzioni efficaci. Un aggiornamento, Contributo della Santa Sede al 6° Forum Mondiale dell’Acqua svoltosi a Marsiglia nel marzo 2012.

[3] OCSE, Meeting the Challenge of Financing Water and Sanitation. Tools and Approaches, Parigi 2011, p. 131, (nostra traduzione).

[4] Cf. OCSE, Principi dell’OCSE sulla Governance dell’Acqua, 2015, principio 7; Dichiarazione di Brasilia dei Giudici sulla Giustizia Idrica, 21 marzo 2018, principio 1.

[5] Cf. Risoluzione A/RES/70/1 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 25 settembre 2015, n. 7.

[6] Cf. OSS 5.6.

[7] Cf. Nota della Santa Sede relativa all’Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile, 25 settembre 2016, n. 21.