Stazione

Tutto ha avuto inizio nel 2001, una sera mio cognato si presento' a casa nostra e ci racconto' della sua esperienza alla stazione nella distribuzione di generi alimentari e pasti pronti ai barboni - che chiamero d'ora in poi, fratelli senza fissa dimora - e agli altri poveri che li' erano presenti.

Io restai colpita dal racconto di quella splendida storia di amore e di condivisione con i piu' poveri.

L'attività era promossa dal Gruppo Caritas della Parrocchia S.Ludovico d'Angio.

Ne parlai con mio marito e cominciammo, insieme, a partecipare a questo servizio.

Io insieme al gruppo parrocchiale preparavo i piatti caldi, i panini e le bevande, ci occupavamo dello smistamento degli indumenti e delle coperte che venivano offerte da amici, parrocchiani e da altri volontari che, generosamente, donavano tutto cio che era di prima necessita'.
La preparazione dei pasti e delle bevande calde avveniva in parrocchia, poi, la sera, prima di metterci in macchina, pregavamo con il Parroco e si partiva verso la Stazione.

La', io con mio marito e gli altri volontari, ci dividevamo i compiti e mentre alcuni si occupavano di distribuire i pasti caldi, altri cercavano di avvicinarsi alle persone che abitualmente frequentavano quel luogo, in modo da conoscere le loro storie e far sentire loro l'amore che ci legava e ci spingeva verso quella missione.

Il conoscere quelle storie e quelle forme di poverta cosi' estrema, rimetteva in discussione tutte le mie certezze e le sicurezze, e tutto cio' che da tempo avevo costruito intorno a me per darmi tranquillita' e una vita serena.

Mi vedevo circondata da agio mentre quei poveri non avevano nulla, potevo mangiare comodamente a casa e loro invece non possedevano nulla per sfamarsi ne tantomeno una casa.

Io avevo un letto, loro dormivano a terra, mi coprivo e riscaldavo e loro, invece, vivevano in abiti laceri e sporchi e spesso non avevano neanche di che coprirsi.

Tutto questo mi turbava profondamente e inizio' a provocarmi incubi notturni che mi causavano forti insonnie e sensi di colpa.

Lentamente, con il servizio e con la Grazia di Dio, ho superato questi problemi e sono andata avanti nel mio percorso.

Diverse storie che ho vissuto mi hanno segnata e fatta crescere in questo cammino ma vorrei raccontarvene un paio che mi hanno segnata particolarmente.

La prima e l'esperienza vissuta con Saverio, un fratello senza fissa dimora conosciuto nel 2005.

Saverio girava per Napoli durante il giorno, chiedendo l'elemosina, e la notte si riparava in un capannone all'interno della Stazione Centrale, in mezzo ai veicoli per il trasporto dei bagagli e ai mezzi di manutenzione.
Io e mio marito piu' volte abbiamo tentato di sistemare Saverio in una struttura che potesse garantirgli una esistenza piu' sicura e dignitosa e lo abbiamo invitato a cercare soccorso presso le Suore di Madre Teresa di Calcutta nei pressi dei Tribunali, ma lui si e' sempre rifiutato di farlo e nonostante il nostro supporto e i numerosi tentativi, lui la sera e' sempre rientrato in Stazione per cercare un qualche riparo dal freddo e riposare durante la notte.
Ma una sera fredda e piovosa Saverio ci chiese di accompagnarlo dalle suore, non lo aveva mai fatto ma probabilmente aveva freddo e non si sentiva molto bene.
Le suore lo accolsero con amore, lo lavarono e lo fecero mangiare, poi lo misero a letto.
Probabilmente Saverio non aveva mai provato un letto cosi' morbido e pulito e si addormento' sereno.
Quella fu la sua ultima notte su questa terra, da quel sonno Saverio non si sveglio' piu'....

Vi raccontero' ora la storia di Anna.

Anna e' una sorella senza fissa dimora che abbiamo conosciuto nel 2005. E' una persona davvero particolare, molto pulita e dignitosa, a volte un po' irascibile.
Non si faceva avvicinare e toccare da nessuno, non accettava in dono abiti che non fossero perfettamente nuovi e ancora provvisti dell'etichetta.
Una persona difficile da gestire.
Entrammo in relazione dopo diverso tempo, dopo averla ascoltata a lungo e aver conquistato la sua fiducia, cosi' accadde che una delle volontarie del Gruppo della Caritas la invito' a casa sua per trascorrere le festività natalizie.
Da li comincio' la nostra impresa. Anna si trova talmente bene in quella famiglia da non volersene andare piu'. Cercammo allora una sistemazione alternativa e grazie ad una forte tromboflebite alle gambe da lei accusata da tempo e mai curata, riuscimmo a farla ricoverare in una clinica, Villa Russo, per un paio di mesi, in modo da avere del tempo per riuscire a trovarle un'altra sistemazione.
Dopo la clinica, la accompagnammo dalle Suore di Madre Teresa ma Anna, a causa di forti conflitti con gli altri ospiti della casa, puntualmente scappava e noi venivamo coinvolti nelle operazioni di ricerca e del suo recupero.
Questa situazione dure per circa un anno, fino a quando le trovammo una dimora definitiva, al convento delle ancelle del Cristo Re al Museo, dove attualmente risiede serenamente.
Io e mio marito andiamo spesso a trovarla e lei ci accoglie sempre piena di richieste che vanno dal "pollo arrosto" allo "shampoo" per i capelli.
Oggi Anna si lascia abbracciare, ci attende, ci considera la sua famiglia e questo per noi e' un grande dono di Dio.

Sono passati tanti anni da quel lontano 2001 ed oggi siamo persone diverse. Dobbiamo molto ad Anna e a Saverio e a tutti quei fratelli dai volti anonimi che ogni volta soccorriamo...

In quei volti bisognosi vediamo ii volto di Cristo soffrente, nel cibo che la Provvidenza ci fornisce ogni volta sperimentiamo la moltiplicazione dei pani e dei pesci e, un pochino, ci sentiamo indegni collaboratori di questa grandiosa manifestazione della Misericordia di Dio che si chiama "solidarietà"...

"Quando l'altro trova spazio ed accoglienza nel nostro cuore,quando la nostra più ambita serenità è quella che siamo capaci di portare nell'animo degli altri, quando il cristianesimo non si riduce aduna religiosità fasulla, ma è protagonista di ogni possibile comunione d'amore, allora ci possiamo definire operatori di una “Caritas”genuina. Questo è lo spirito che ci spinge al servizio dei fratelli della stazione, ai quali pensiamo sia nel preparare e portare loro da mangiare e da coprirsi, sia nel donare una parola ed un sorriso."